Roma 2011 08 07 Palazzo di Giustizia

ROMA - 21-7-2025 -- E’ di questi giorni la notizia che la Procura della Repubblica di Palermo abbia impugnato direttamente in cassazione a Roma la sentenza di assoluzione verso Matteo Salvini. Vediamo in generale e sinteticamente di che si tratta.
Normalmente a livello processuale i rimedi giurisdizionali sono tre: primo grado, appello e ricorso per cassazione. I primi due gradi attengono al merito di quanto accaduto e per il quale viene emessa una sentenza di condanna o di assoluzione dell’imputato, mentre il terzo grado in cassazione attiene alla ‘legittimità’ di quanto accaduto a livello processuale, comprese le motivazioni della sentenza, ma senza entrare nel merito dei fatti.
Dopo la sentenza di primo grado la sentenza si può impugnare in appello. Ma una sentenza di assoluzione in primo grado perché il fatto non sussiste non può essere appellata dall’imputato assolto perché ovviamente non vi ha interesse in quanto, appunto, assolto. La sentenza di assoluzione può essere impugnata invece dalla Procura della Repubblica, che eventualmente non condivide le motivazioni del giudice che ha assolto l’imputato. Normalmente si impugna in appello.
Tuttavia, il nostro codice di procedura penale permette di ‘saltare’ l’appello e ricorrere direttamente alla Corte di cassazione. Lo prevede l’art. 569 come ricorso immediato per cassazione.
E’ quanto ha deciso di fare la Procura della Repubblica di Palermo contro la sentenza di assoluzione di Salvini per il processo Open Arms, contestando l’interpretazione giuridica data dai Giudici ai fatti del processo che ha portato all’assoluzione dell’imputato.
Cosa può accadere in cassazione?
La cassazione, investita del ricorso ‘per saltum’ può fare essenzialmente due cose: 1) dichiarare inammissibile il ricorso e rendere definitiva la sentenza di assoluzione e chiudere la questione; 2) valutare il ricorso come un atto di impugnazione in appello e, in caso di accoglimento e annullamento con rinvio, rimettere il processo alla Corte di appello di Palermo, che dovrà rifarlo in secondo grado ed emettere una nuova sentenza, a sua volta poi impugnabile in cassazione.

Carlo Crapanzano