
VERBANIA - 19-07-2025 -- La versione fornita ai medici dell’infortunio sul lavoro di cui era stato vittima era falsa. Fu solo dopo sette mesi dal fatto che un manovale di nazionalità albanese ritrattò le precedenti dichiarazioni e, allo Spresal e ai carabinieri, rivelò di essersi fatto male cadendo da un ponteggio, e non dal camion come l’avevano obbligato a dire i suoi datori di lavoro. È questa l’accusa che la Procura di Verbania contesta ai titolari di una ditta di ponteggi che, nel 2019, stavano iniziando a lavorare in un cantiere edile di Mergozzo. Attorno a una villetta in ristrutturazione doveva essere innalzato un ponteggio che, per problemi tecnici – la mancanza di alcuni pezzi – andava a rilento. A occuparsene c’era una squadra di tre persone: un montatore, un assistente e il manovale albanese, il cui compito si doveva limitare a caricare e scaricare il camion e a issare, tramite carrucola, le parti del ponteggio da approntare agli altri due. Eppure, così ha denunciato, partecipò alle operazioni, cadendo e ferendosi in maniera abbastanza seria. Fu portato in ospedale e gli venne detto di riferire che la caduta era avvenuta dal camion. In quei giorni l’operaio, che era rimasto senza casa, era ospite a casa di uno dei due datori di lavoro (contitolari dell’impresa) e fu assistito anche nel recarsi alle visite mediche di controllo. Quel rapporto di ospitalità, tuttavia, finì bruscamente, e anche quello lavorativo si interruppe. Fu quindi dopo che venne riferita alle autorità la versione originale, ritenuta credibile dalla Procura che ha mandato a giudizio i due per, a vario titolo, lesioni colpose dovute all’incidente sul lavoro, estorsione e induzione al falso ideologico. Il procedimento penale ha avuto un travagliato ieri nel corso degli anni, ma ora ha accelerato ed è in fase di dibattimento. Il primo a raccontare i fatti è stata la parte offesa, costituita anche parte civile, che ha rivelato come gli fosse stata imposta un’altra versione.